“Ho fatto qualcosa di grande: ho lavorato”: le parole di Said, una storia di Habile

Il programma Habile supporta il lavoro di Said Wakouz e delle altre lavoratrici e lavoratori con disabilità in Riesco tramite una metodologia basata sulla semplificazione delle mansioni: le persone vengono incaricate di svolgere attività ben definite, senza dover essere necessariamente a conoscenza dell’intera complessità della ricetta che porta alla realizzazione dei piatti. In questo modo si aprono spazi di lavoro inclusivi, in cui è possibile concentrarsi su compiti agili, chiari e precisi. Allo stesso tempo Said si sente parte di una grande macchina che ogni giorno produce 4.000 pasti anche grazie al suo lavoro, arrivando in tante mense aziendali in tutto il Veneto. E per questo ci racconta che, quando finisce di lavorare, sente di aver fatto “qualcosa di grande”.

“Il mio sogno”, esordisce Said, “era di diventare un giornalista sportivo, ma mi sono reso conto che ci vuole tanto impegno. In più, dai, diciamocelo: ormai è un mestiere che possono fare un po’ tutti”.

Soddisfazione e realizzazione le ha trovate in un’impresa sociale della provincia di Padova: “Alla Riesco mi trovo bene: qui mi piace lavorare e ci siamo sempre gli uni per gli altri. Perché mi piace qui? Spesso penso di non essere all’altezza, ma alla fine della giornata, quando esco dal cancello penso: “Ho fatto qualcosa di grande, ho lavorato””.

Said racconta come siano cresciute le sue competenze, avvicinandolo ad un buon livello di autonomia: “Quando il nostro tutor non c’era, ero io che avevo il compito di tenere tutto sotto controllo: avevo una grande responsabilità, ma ero tranquillo perché sentivo di essere capace di fare le cose. Qui ho imparato ad usare i coltelli e come tagliare velocemente senza tagliarsi e ho imparato ad usare le macchine. Sbagliare non mi preoccupa perché quando commetto un errore mi viene spiegato e così non lo rifaccio più.
Le persone qui si fidano di me e a me piace dare una mano ovunque. Anche quando finisco i miei compiti specifici vado dove c’è bisogno. Perché lo faccio? Perché mi diverto”, conclude Said, “mi piace cambiare mansioni e perché ho la possibilità di imparare cose nuove”.